Valutazioni Psico-Giudiziarie: Un Modello da Abbandonare

Quando una famiglia attraversa una separazione altamente conflittuale, non si può ridurre tutto alla “conflittualità genitoriale”.

Bisogna andare oltre.

Dietro una situazione definita come “alta conflittualità” può esserci un genitore che ostacola sistematicamente l’altro, interferenze nella relazione con i figli, dinamiche coercitive, violenza, trauma, sofferenza psicologica, problemi evolutivi o altre condizioni che richiedono un approfondimento specifico.

Non tutto è reciproco. Non tutti i comportamenti hanno lo stesso peso. E non tutte le situazioni possono essere comprese mettendo semplicemente i due genitori sullo stesso piano.

Un modello che interpreta automaticamente la separazione come un semplice conflitto tra due adulti rischia quindi di non vedere ciò che sta realmente accadendo al bambino.

Se tutto viene ricondotto troppo rapidamente al “conflitto genitoriale”, il rischio è di perdere proprio ciò che dovrebbe essere individuato.

Questo ha un nome preciso: misclassification of risk, una classificazione errata del rischio.

E classificare male il rischio significa anche intervenire male sul rischio.

Un bambino che ha bisogno di una valutazione clinica può essere letto soltanto attraverso le dinamiche tra i genitori.

Un segnale di sofferenza può essere interpretato come semplice conseguenza del conflitto.

Una dinamica coercitiva può essere scambiata per “conflittualità reciproca”.

Un problema che richiede uno specialista può essere trattato attraverso una valutazione che risponde a una domanda completamente diversa.

E così la crisi può non ridursi.

Può peggiorare.

Il Problema delle Custody Evaluations

È proprio uno dei problemi sollevati negli Stati Uniti dalla New York Blue Ribbon Commission on Forensic Custody Evaluations, che ha messo radicalmente in discussione il modello delle valutazioni forensi sulla custodia, evidenziando criticità relative a scientificità, bias, affidabilità e uso di queste valutazioni nelle decisioni giudiziarie.

La Commissione arrivò a una conclusione particolarmente significativa: la maggioranza dei suoi componenti votò per l’eliminazione delle forensic custody evaluations.

Il punto non è dire che ogni psicologo sbaglia.

Il punto è molto più semplice:

una valutazione delle dinamiche familiari non può automaticamente diventare una valutazione clinica del bambino.

Sono domande diverse.

Sono competenze diverse.

E soprattutto non tutti i professionisti sono intercambiabili.

Quando Manca l’Invio allo Specialista

La buona pratica dovrebbe funzionare al contrario.

Quando emerge un problema che supera le competenze del professionista che lo sta osservando, si deve attivare il professionista competente.

Psicologo, medico, neuropsichiatra infantile, pediatra, psicoterapeuta, assistente sociale e autorità giudiziaria hanno funzioni diverse.

La tutela efficace nasce dalla capacità di riconoscere queste differenze e lavorare in rete, non dal far rientrare ogni problema nello stesso modello interpretativo.

Il rischio di Professional Mismanagement nasce proprio quando questo passaggio non funziona: competenze utilizzate oltre il loro perimetro, invii che non avvengono, segnali che vengono reinterpretati invece di essere approfonditi.

In una crisi familiare questo può diventare particolarmente pericoloso.

Perché un errore nella classificazione del rischio può produrre un errore nella protezione.

“Dal fallimento formativo — inteso come Professional Mismanagement — può derivare un incremento di future situazioni devastanti di disagio.” Prof. Matteo Villanova

E i Bambini?

La Convenzione ONU sui Diritti del Fanciullo stabilisce all’articolo 24 il diritto del bambino al più alto livello raggiungibile di salute e all’accesso ai servizi sanitari.

E il Comitato ONU, esaminando la situazione della Svizzera, ha evidenziato anche le carenze nell’accesso dei bambini ai servizi di salute mentale e la necessità di disporre di professionisti adeguatamente qualificati.

Quindi la questione non è semplicemente avere più valutazioni.

È avere la valutazione giusta, fatta dalla professionalità giusta, quando serve.

Perché continuare a interpretare una crisi attraverso lo stesso modello quando quel modello non riesce a spiegare ciò che sta accadendo può produrre un effetto perverso:

la valutazione della crisi diventa parte della crisi.

E questo dovrebbe interessare tutti.

Non soltanto i genitori coinvolti nei procedimenti giudiziari.

Non soltanto gli psicologi o i medici.

Ma soprattutto chi deve proteggere i bambini.

La domanda fondamentale dovrebbe quindi essere:

Stiamo davvero classificando correttamente il rischio che corre un bambino, oppure stiamo semplicemente mettendo tutto sotto l’ombrello superficiale del conflitto genitoriale?

Fonti

[1] New York Blue Ribbon Commission on Forensic Custody Evaluations.

[2] UN Committee on the Rights of the Child, Concluding observations on the combined fifth and sixth periodic reports of Switzerland, CRC/C/CHE/CO/5-6, 2021, in particolare par. 35–36.

[3] Convention on the Rights of the Child, art. 24.

Francesco Ferzini — United Nations, Geneva

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